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	<title>autorealizzazionen al lavoro Archivi - Silvia Basiglio</title>
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		<title>Sicurezza psicologica in azienda. Come è stato il tuo rientro?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2025 05:01:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sicurezza psicologica in azienda: un ingrediente fondamentale Nelle aziende siamo pronti a investire in nuove tecnologie, processi più efficienti e modelli organizzativi all’avanguardia, ma spesso ci dimentichiamo di un elemento tanto semplice quanto determinante: il clima relazionale in cui le persone lavorano ogni giorno. Questo elemento ha un nome preciso: sicurezza psicologica. È la condizione [&#8230;]</p>
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<h3 data-start="179" data-end="241">Sicurezza psicologica in azienda: un ingrediente fondamentale</h3>
<p data-start="243" data-end="508">Nelle aziende siamo pronti a investire in nuove tecnologie, processi più efficienti e modelli organizzativi all’avanguardia, ma spesso ci dimentichiamo di un elemento tanto semplice quanto determinante: il clima relazionale in cui le persone lavorano ogni giorno.</p>
<blockquote>
<p data-start="510" data-end="723">Questo elemento ha un nome preciso: <strong data-start="546" data-end="571">sicurezza psicologica</strong>. È la condizione che permette a ciascuno di sentirsi libero di esprimere idee, fare domande, ammettere errori senza paura di giudizi o ripercussioni. E di chiedere aiuto.</p>
</blockquote>
<p data-start="510" data-end="723">Chi lavora in un contesto dove la <strong data-start="936" data-end="961">sicurezza psicologica</strong> è alta riesce a gestire meglio la pressione, a rigenerarsi e a ridurre lo stress. Al contrario, in contesti dove il “fare a tutti i costi” è l’unico valore, la sua mancanza diventa un moltiplicatore di ansia, anche di <strong>quell&#8217;ansia da rientro che tanto si avverte nelle prime settimane di settembre.</strong></p>
<p data-start="725" data-end="854"><strong data-start="1683" data-end="1764">La sicurezza psicologica non è un lusso accessorio: agisce come “cuscinetto” contro lo stress,</strong> trasformando un momento potenzialmente critico, come il rientro dalle lunghe ferie o periodi di stacco, in un’occasione di connessione, supporto e motivazione. La sicurezza psicologica è uno dei fattori che più incidono sulla capacità di innovare, collaborare e trattenere i talenti.</p>
<p data-start="725" data-end="854">Si tratta di un <strong data-start="593" data-end="644">ingrediente chiave per motivazione e engagement</strong>: sentirsi “visti” è il primo passo per sentirsi sicuri e valorizzati. E ha molto a che fare con la capacità di creare, mantenere e nutrire le relazioni al lavoro.</p>
<h3 data-start="861" data-end="896">Un divario culturale che pesa</h3>
<p data-start="898" data-end="1191">Veniamo ai soliti dati, per dare consistenza, ma allo stesso tempo facciamo mente locale a come ci sentiamo e a cosa percepiamo attorno a noi.</p>
<p data-start="898" data-end="1191">Un dato significativo per tutti: in Italia solo il 38% delle persone dichiara di sentirsi parte di un’organizzazione psicologicamente sicura.<br data-start="1062" data-end="1065" />Il confronto con altri Paesi europei è eloquente: in Spagna la percentuale sale al 55%, mentre in Norvegia raggiunge il 65%.</p>
<p data-start="1193" data-end="1356">Non si tratta solo di benessere personale: dove manca sicurezza psicologica, l’innovazione fatica a emergere, le persone si espongono meno e il turnover aumenta.</p>
<h3 data-start="1363" data-end="1414">Cos’è (e cosa non è) la sicurezza psicologica in azienda</h3>
<p data-start="1416" data-end="1689">La sicurezza psicologica non coincide con l’andare sempre d’accordo o con un generico “stare bene”. È piuttosto la possibilità di esprimersi senza timore, in un contesto che valorizza anche i contributi più silenziosi e trasforma gli errori in occasioni di apprendimento.</p>
<p data-start="1691" data-end="1711">In un team sicuro:</p>
<ul data-start="1712" data-end="1877">
<li data-start="1712" data-end="1765">
<p data-start="1714" data-end="1765">le opinioni divergenti sono accolte come risorsa,</p>
</li>
<li data-start="1766" data-end="1812">
<p data-start="1768" data-end="1812">il confronto è costruttivo e non punitivo,</p>
</li>
<li data-start="1813" data-end="1877">
<p data-start="1815" data-end="1877">la fiducia reciproca diventa terreno fertile per nuove idee.</p>
</li>
</ul>
<p data-start="1879" data-end="2096">Come spiega Amy Edmondson della Harvard Business School (<em data-start="1936" data-end="1963">The Fearless Organization</em>, 2019), non si tratta di benessere superficiale, ma di creare spazi autentici in cui ogni persona si senta rispettata e ascoltata.</p>
<h3 data-start="2103" data-end="2144">Perché è cruciale per l’innovazione</h3>
<p data-start="2146" data-end="2297">L’innovazione non nasce nei contesti rigidi o competitivi, ma laddove le persone si sentono libere di proporre, sperimentare e imparare dagli errori.</p>
<p data-start="3123" data-end="3198">Non è quindi un concetto astratto: è un driver concreto di competitività.</p>
<h3 data-start="3205" data-end="3230">Perché spesso manca</h3>
<p data-start="3232" data-end="3285">Molti di noi riconoscono queste situazioni tipiche:</p>
<ul data-start="3286" data-end="3519">
<li data-start="3286" data-end="3345">
<p data-start="3288" data-end="3345">le persone preferiscono tacere per evitare conseguenze,</p>
</li>
<li data-start="3346" data-end="3383">
<p data-start="3348" data-end="3383">gli errori vengono stigmatizzati,</p>
</li>
<li data-start="3384" data-end="3453">
<p data-start="3386" data-end="3453">i leader faticano ad accettare critiche o punti di vista diversi,</p>
</li>
<li data-start="3454" data-end="3519">
<p data-start="3456" data-end="3519">le nuove idee vengono soffocate dal “si è sempre fatto così”.</p>
</li>
</ul>
<p data-start="3521" data-end="3597">Il risultato è evidente: meno motivazione, meno innovazione, più turnover.</p>
<h3 data-start="3604" data-end="3625">Come costruire la sicurezza psicologica in azienda</h3>
<p data-start="3627" data-end="3758">La sicurezza psicologica non si compra né si improvvisa: si costruisce con coerenza e pratiche quotidiane. Alcuni passi concreti:</p>
<ol data-start="3760" data-end="4295">
<li data-start="3760" data-end="3846">
<p data-start="3763" data-end="3846"><strong data-start="3763" data-end="3796">Valutare il punto di partenza</strong> – con strumenti di ascolto e analisi del clima.</p>
</li>
<li data-start="3847" data-end="3961">
<p data-start="3850" data-end="3961"><strong data-start="3850" data-end="3879">Lavorare sulla leadership</strong> – sviluppando ascolto attivo, feedback costruttivo, gestione sana degli errori.</p>
</li>
<li data-start="3962" data-end="4077">
<p data-start="3965" data-end="4077"><strong data-start="3965" data-end="3998">Facilitare spazi di confronto</strong> – come retrospettive, momenti di condivisione trasversale, learning meeting.</p>
</li>
<li data-start="4078" data-end="4200">
<p data-start="4081" data-end="4200"><strong data-start="4081" data-end="4126">Introdurre routine che stimolano apertura</strong> – check-in emotivi, brainstorming senza giudizio, sessioni di feedback.</p>
</li>
<li data-start="4201" data-end="4295">
<p data-start="4204" data-end="4295"><strong data-start="4204" data-end="4228">Misurare i progressi</strong> – monitorando engagement, creatività, turnover e collaborazione.</p>
</li>
</ol>
<h3 data-start="4302" data-end="4351">Un investimento culturale con ritorni reali</h3>
<p data-start="4353" data-end="4526">Creare sicurezza psicologica non è un obiettivo “soft”, ma una scelta strategica.<br data-start="4434" data-end="4437" />Porta a più innovazione, maggiore produttività e un benessere organizzativo più solido.</p>
<p data-start="4528" data-end="4650">Perché il vero cambiamento non parte dai processi, ma dalle relazioni e dal modo in cui le persone si sentono coinvolte.</p>
<p data-start="4652" data-end="4828">Se vuoi aprire la strada a un modello di lavoro più sano, collaborativo e orientato al futuro, possiamo costruire insieme un percorso fatto di ascolto, formazione e crescita.</p>
<p data-start="4830" data-end="4859">📩 <a href="https://silviabasiglio.it/contatti/">Contattami per parlarne.</a></p>
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		<title>Generazione Z al lavoro: comprenderne il potenziale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 12:29:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Generazione Z al lavoro: comprenderli per valorizzarli Una nuova generazione sta facendo il suo ingresso nel mondo del lavoro: la Generazione Z, seguita a breve dalla Generazione Alfa. Spesso al centro di discussioni e pregiudizi, cresciuti in un’era digitale con un accesso immediato alle informazioni e un approccio completamente diverso alla motivazione e all’apprendimento, stanno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 data-pm-slice="1 1 []"><strong>Generazione Z al lavoro: comprenderli per valorizzarli</strong></h2>
<p data-start="120" data-end="787">Una nuova generazione sta facendo il suo ingresso nel mondo del lavoro: la Generazione Z, seguita a breve dalla Generazione Alfa. Spesso al centro di discussioni e pregiudizi, cresciuti in un’era digitale con un accesso immediato alle informazioni e un approccio completamente diverso alla <strong>motivazione e all’apprendimento</strong>, stanno rapidamente rimodellando il panorama professionale. Con il soprannome di “<strong>Zoomers</strong>”, in contrapposizione ai “Boomers”, portano con sé tratti distintivi che le aziende non possono ignorare.</p>
<blockquote>
<p data-start="120" data-end="787">A me personalmente piacciono tanto: stanno ribaltando un modello di lavoro, che disciamolo onestamente, sta stretto a tutti!</p>
</blockquote>
<p data-start="120" data-end="787">La domanda è: <strong>come dovranno adattarsi le imprese per attrarre, motivare e crescere insieme a queste nuove generazioni?</strong></p>
<p data-start="75" data-end="467">Innanzitutto, è essenziale capire cosa rende unica la <strong data-start="129" data-end="146">Generazione Z</strong> rispetto alle generazioni precedenti, quelle che oggi gestiscono le imprese, valutano i nuovi ingressi e formano le future leve. <strong data-start="276" data-end="318">Non c’è spazio per cercare “fotocopie”</strong> delle generazioni passate: chi guida oggi deve adattare la propria leadership, valorizzando le differenze e integrando il nuovo con il tradizionale.</p>
<p data-start="469" data-end="994">Il modo innovativo di apprendere, motivarsi e interagire con l’autorità sono i tratti distintivi degli <strong data-start="572" data-end="588">Z e dei Alfa</strong>, come sottolinea il prof. <strong data-start="615" data-end="636">Giuseppe Vercelli</strong> in un recente intervento destinato a un pubblico di educatori. Tali diversità, spesso viste come carenze rispetto ai modelli precedenti, sono in realtà una <strong data-start="807" data-end="827">risorsa preziosa</strong> che, se gestita con intelligenza, può portare a <strong data-start="876" data-end="902">risultati straordinari</strong>. Esploriamo insieme i punti chiave a partire da studi basati sulla <strong>psicologia della prestazione, intelligenza agonostica e neuroscienze</strong>.</p>
<h2><strong>1. La motivazione della Gen Z: il bisogno di feedback immediato</strong></h2>
<p>Una delle principali differenze tra la Gen Z e le generazioni precedenti riguarda il loro sistema di motivazione. Mentre in passato la gratificazione era spesso legata a risultati a lungo termine, oggi i giovani sono abituati a ricevere <strong>riconoscimenti immediati</strong>. Il sistema dopaminergico, come evidenziato da Vercelli, li porta a ricercare il piacere immediato (<em>liking</em>) piuttosto che il desiderio a lungo termine (<em>wanting</em>).</p>
<h3><strong>Cosa significa per le Aziende?</strong></h3>
<ul data-spread="false">
<li>Implementare un sistema di <strong>feedback frequente e costruttivo</strong>.</li>
<li>Riconoscere e celebrare i successi, anche piccoli, per mantenere alta la motivazione.</li>
<li>Creare percorsi di carriera con <strong>obiettivi a breve termine</strong>, evitando strutture gerarchiche troppo rigide.</li>
</ul>
<h2><strong>2. Apprendimento e concentrazione: nuovi modelli di formazione</strong></h2>
<p>La Gen Z apprende in modo diverso: sono più visivi, prediligono contenuti brevi (<em>bite-sized learning</em>) e si concentrano meglio con approcci <strong>esperienziali</strong>.</p>
<h3><strong>Come adattare la formazione aziendale?</strong></h3>
<ul data-spread="false">
<li>Sfruttare <strong>video, immagini e contenuti interattivi</strong> per massimizzare l’engagement.</li>
<li>Dividere la formazione in moduli brevi e dinamici.</li>
<li>Introdurre elementi di <strong>gamification</strong> per stimolare il problem solving e l’apprendimento per prove ed errori.</li>
</ul>
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<p data-start="0" data-end="521">Chiaramente, due punti analizzati finora, sono la conseguenza dello stimolo rapido e costante offerto dagli schermi che ha sviluppato una preferenza per l&#8217;immediatezza e la velocità. Tuttavia, questo non significa che dobbiamo focalizzarci solo sugli aspetti negativi. Sebbene l&#8217;eccessivo consumo digitale possa portare a fenomeni come il <a href="https://silviabasiglio.it/rot-brain-effetti-del-digitale/"><strong data-start="327" data-end="340">brain rot</strong></a>, cioè il deterioramento cognitivo causato da un uso esagerato della tecnologia, possiamo riconoscere le qualità positive che questa connessione digitale continua a stimolare.</p>
<p data-start="1046" data-end="1291" data-is-last-node="" data-is-only-node="">L&#8217;importante è <strong data-start="1061" data-end="1072">guidare</strong> i giovani talenti, aiutandoli a equilibrare l&#8217;utilizzo della tecnologia con strategie che promuovano il benessere cognitivo e la concentrazione, senza limitare la loro capacità di pensiero critico e di creatività.</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
<h2><strong>3. Leadership e Rapporto con l’Autorità: Come Coinvolgere la Generazione Z</strong></h2>
<p>I modelli di leadership tradizionali non funzionano più. La Generazione Z al lavoro, ma non solo, non riconosce l’autorità in senso gerarchico, ma risponde positivamente a <strong>leader autentici e collaborativi</strong>. Se non si sentono ascoltati, si disimpegnano rapidamente.</p>
<h3><strong>Come Creare una Leadership Efficace?</strong></h3>
<ul data-spread="false">
<li>Promuovere un <strong>clima di ascolto reale e inclusione</strong>.</li>
<li>Sviluppare una leadership <strong>basata sulla mentorship</strong> più che sul comando.</li>
<li>Valorizzare il contributo dei giovani nei processi decisionali, dando loro voce e responsabilità.</li>
</ul>
<h2><strong>4. L’Intergenerazionalità come Vantaggio Competitivo</strong></h2>
<p>Un ambiente di lavoro efficace è quello che integra le competenze di tutte le generazioni. La sfida per le aziende è <strong>far coesistere Baby Boomers, Gen X, Millennials e Gen Z</strong>, sfruttando le caratteristiche di ciascuna.</p>
<h3><strong>Strategie per Favorire la Collaborazione Intergenerazionale</strong></h3>
<ul data-spread="false">
<li>Creare team misti, in cui esperienza e innovazione si bilancino.</li>
<li>Favorire il <strong>reverse mentoring</strong>, dove i giovani insegnano competenze digitali e di nuova generazione ai colleghi senior.</li>
<li>Incentivare la comunicazione aperta, evitando pregiudizi generazionali.</li>
</ul>
<h2><strong>Un Lavoro su Misura per la Generazione Z?</strong></h2>
<p data-start="0" data-end="444"><strong data-start="0" data-end="45">E se avessero ragione loro?</strong> Le nuove generazioni stanno rivoluzionando il mondo del lavoro, mettendo in discussione le convenzioni che per anni abbiamo dato per scontate. La <strong data-start="192" data-end="209">Generazione Z</strong> porta con sé un approccio innovativo, un’opportunità da cogliere.</p>
<p data-start="446" data-end="858">Le aziende che vogliono sfruttare appieno l&#8217;energia, la creatività e l’adattabilità della Gen Z dovranno mettere in discussione i modelli rigidi e verticali ed abbracciare una <strong data-start="565" data-end="590">leadership flessibile</strong>, creare <strong data-start="599" data-end="631">sistemi di feedback efficaci</strong> e costruire un <strong data-start="647" data-end="678">ambiente intergenerazionale</strong> che valorizzi ogni talento. È questa la sfida per costruire un’organizzazione competitiva.</p>
<p data-start="860" data-end="992" data-is-last-node="" data-is-only-node=""><strong data-start="860" data-end="931">Sei pronto ad accogliere la Gen Z nella tua azienda?</strong> Cosa aspetti per iniziare?</p>
<p>L'articolo <a href="https://silviabasiglio.it/generazione-z-lavoro-potenziale/">Generazione Z al lavoro: comprenderne il potenziale</a> proviene da <a href="https://silviabasiglio.it">Silvia Basiglio</a>.</p>
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		<item>
		<title>La carenza di manodopera e competenze: oltre ai trend acchiappalike</title>
		<link>https://silviabasiglio.it/carenza-di-manodopera-e-competenze/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Aug 2024 14:30:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mercato del lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presupposti di un&#8217;analisi necessaria Agosto è appena iniziato e siamo tutti indaffarati a chiudere uffici e valigie, incluse le liste dei buoni propositi. Agosto rappresenta anche un&#8217;opportunità per fare un bilancio dell&#8217;anno fino a qui trascorso. Negli ultimi mesi, partecipando a vari tavoli di confronto tra Biella, Vercelli e Ivrea e dialogando con il mio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://silviabasiglio.it/carenza-di-manodopera-e-competenze/">La carenza di manodopera e competenze: oltre ai trend acchiappalike</a> proviene da <a href="https://silviabasiglio.it">Silvia Basiglio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Presupposti di un&#8217;analisi necessaria</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Agosto è appena iniziato e siamo tutti indaffarati a chiudere uffici e valigie, incluse le liste dei buoni propositi. Agosto rappresenta anche un&#8217;opportunità per fare un bilancio dell&#8217;anno fino a qui trascorso. </span><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi mesi, partecipando a vari tavoli di confronto tra Biella, Vercelli e Ivrea e dialogando con il mio network professionale, mi sono confrontata su alcuni temi divenuti progressivamente sempre più urgenti nel mondo del lavoro: <strong>la carenza di manodopera e competenze</strong></span><b> unite alla perdita di senso e motivazione al lavoro</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Temi che nelle titolazioni dei media assumono, ormai da anni, </span><b>una forma di trend acchiappalike</b><span style="font-weight: 400;">, senza analizzare davvero </span><b>le cause chiave.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Proprio negli scorsi giorni, un titolo di attualità locale, riporta lo stralcio di un&#8217;intervista al presidente della Confederazione Nazionale Artigiani (CNA) di Biella, Gionata Pirali: </span><b>&#8220;Da dieci anni cerca un apprendista muratore: e non lo ha ancora trovato&#8221;.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lavorando quotidianamente su questi temi, è evidente la necessità di </span><b>approfondire le motivazioni</b><span style="font-weight: 400;"> dietro la carenza di personale e competenze e la scarsa motivazione al lavoro tra i giovani. Il mondo datoriale ne ha preso atto, ma forse non compreso appieno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo di fronte a un cambiamento di mentalità verso il lavoro che richiede un&#8217;analisi approfondita per </span><b>trovare soluzioni concrete</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<h2>Le cause chiave della carenza di manodopera e competenze</h2>
<h4><span style="font-weight: 400;"><strong>Il calo demografico</strong></span></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Entro il 2040, si prevede una riduzione di 3 milioni di lavoratori nel mercato del lavoro italiano. Questo calo è dovuto principalmente all&#8217;uscita dei baby boomer (nati tra il 1946 e il 1964) e al rallentamento della natalità. <strong>Le generazioni successive, meno numerose, non riescono a colmare questo vuoto</strong>. </span>Per anni, le persone prossime alla pensione sono state messe da parte per mancanza di competenze digitali. Questo ha impedito loro di trasmettere conoscenze pratiche e verticali alle giovani generazioni. <strong>Affiancamento, mentorship e trasferimento di competenze </strong>sono cruciali in settori come il tessile e l’artigianato, dove l’esperienza sul campo è fondamentale</p>
<h4><span style="font-weight: 400;"><strong>Disallineamento scuola-lavoro</strong></span></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Il sistema educativo italiano è inefficace nella preparazione al lavoro. C&#8217;è un evidente <strong>disallineamento tra formazione e mercato del lavoro</strong>, e i sistemi di orientamento non indirizzano adeguatamente i giovani verso percorsi qualificanti. La collaborazione scuola-lavoro è spesso più uno slogan che una realtà.</span></p>
<h4><strong>I NEET (Not in Education, Employment, or Training) sono in crescita</strong></h4>
<p>Il 40% delle ricerche di personale non va a buon fine a causa dell&#8217;elevato numero di NEET, che rappresentano una parte significativa della popolazione giovanile. Questo <strong>circolo vizioso</strong> inizia dall&#8217;<strong>educazione scolastica e familiare</strong> e prosegue con il <strong>mancato dialogo tra scuola e lavoro</strong>.</p>
<h4><strong>L’esodo di talenti ha numeri importanti</strong></h4>
<p>Circa 140.000 persone lasciano l&#8217;Italia ogni anno, e il 70% di queste sono giovani laureati in economia, medicina e ingegneria. Regioni come Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto e Sicilia sono particolarmente colpite. <strong>Le associazioni di categoria dovrebbero promuovere politiche per attrarre e mantenere i giovani con incentivi fiscali, opportunità di carriera e miglioramento delle condizioni di lavoro</strong>.</p>
<h4><strong>Immigrazione, riqualificazione, integrazione</strong></h4>
<p>L&#8217;Italia accoglie circa 5 milioni di immigrati, ma i canali di reclutamento, riqualificazione e integrazione non sono sufficientemente sviluppati. <strong>L&#8217;immigrazione potrebbe essere una risorsa, ma richiede politiche adeguate</strong>. Rafforzare i programmi di riqualificazione e integrazione per gli immigrati potrebbe colmare le lacune nel mercato del lavoro e rendere il sistema più inclusivo.</p>
<h4><strong>La frammentazione dei contratti di lavoro e il precariato </strong></h4>
<p><strong>Le nuove generazioni sono portate a non proiettare a lungo termine le proprie aspettative sul futuro</strong>. La mancanza di stabilità ha fatto perdere <b>senso e motivazione al lavoro.</b> Il concetto di affidamento reciproco tra datore di lavoro e dipendente è in crisi: le persone non investono in progettualità a lungo termine e le aziende non possono offrire stabilità.</p>
<h2>La situazione paradossale nella carenza di manodopera e competenze</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">La situazione fino a qui descritta è evidentemente paradossale: la mancanza di certezze sul lungo periodo rende vano l&#8217;impegno per raggiungere obiettivi lavorativi significativi, portando i giovani a non preoccuparsi di costruire un futuro stabile con l’impegno e il sacrificio di un tempo, mentre le fasce di popolazione più debole cadono in un vortice di disimpegno e mancanza di obiettivi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ inoltre evidente a chi si occupa di recruiting che la carenza di manodopera e competenze si manifesta anche attraverso <strong>la tendenza al rifiuto di lavori che non garantiscono un equilibrio tra vita lavorativa e personale, orari lavorativi flessibili e la coerenza con il proprio sistema valoriale.</strong> Da questo sentire è nato il mito della felicità al lavoro, una ricerca diventata ormai chimerica, col rischio di perdere di vista il senso più profondo legato alla crescita e all’apprendimento, al contributo del singolo alla società, a favore di un welfare fatto di voucher o dell’ultimo dei corsi di yoga.</span></p>
<blockquote>
<h4><b>Il benessere al lavoro è altra cosa: sa di valori solidi, di autorealizzazione, di investimento reciproco sul lungo termine, oggi non sempre garantito per la volatilità dei mercati</b><span style="font-weight: 400;">.</span></h4>
</blockquote>
<h2>Una visione a lungo termine</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Dunque, nello scenario appena descritto, in quale direzione cercare delle soluzioni per una visione a lungo termine e contrastare la carenza di manodopera e competenze? </span><b>Come recuperare persone, competenze e senso di autorealizzazione al lavoro</b><span style="font-weight: 400;">?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per rispondere, pongo alcune domande:</span></p>
<ol>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Quale attrattiva possono avere tre o più anni di apprendistato per l&#8217;acquisizione di una professione, soprattutto se le implicazioni, gli sbocchi e gli sviluppi di tale professione non sono ben conosciuti o, peggio ancora, influenzati da stereotipi e bias del sentito dire?</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Che attrattiva possono mettere in campo le imprese per trattenere i giovani che altrimenti andrebbero all’estero?</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Come qualificare la forza lavoro proveniente dall’immigrazione, affinché non si disperda nel lavoro in nero e si possa efficacemente integrare nella nostra società?</span></li>
</ol>
<p><span style="font-weight: 400;">La risposta non è univoca e richiede </span><b>una riflessione approfondita da parte di ogni comunità territoriale e organizzativa, sia pubblica che privata</b><span style="font-weight: 400;">. È fondamentale creare un ecosistema virtuoso che integri la società civile, le imprese e il sistema educativo. Solo attraverso una collaborazione sinergica e una visione condivisa sarà possibile affrontare le complessità del mercato del lavoro attuale e costruire un futuro sostenibile e prospero.</span></p>
<h4><b>Investire in formazione, stipendi competitivi, percorsi di carriera chiari e promuovere una cultura aziendale inclusiva e meritocratica non è solo una questione di risorse economiche, ma anche di volontà politica e sociale. È una sfida che richiede impegno, lungimiranza e la capacità di vedere oltre le difficoltà immediate</b><span style="font-weight: 400;">.</span></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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