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	<title>mancanza personale Archivi - Silvia Basiglio</title>
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		<title>La carenza di manodopera e competenze: oltre ai trend acchiappalike</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Aug 2024 14:30:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Presupposti di un&#8217;analisi necessaria Agosto è appena iniziato e siamo tutti indaffarati a chiudere uffici e valigie, incluse le liste dei buoni propositi. Agosto rappresenta anche un&#8217;opportunità per fare un bilancio dell&#8217;anno fino a qui trascorso. Negli ultimi mesi, partecipando a vari tavoli di confronto tra Biella, Vercelli e Ivrea e dialogando con il mio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Presupposti di un&#8217;analisi necessaria</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Agosto è appena iniziato e siamo tutti indaffarati a chiudere uffici e valigie, incluse le liste dei buoni propositi. Agosto rappresenta anche un&#8217;opportunità per fare un bilancio dell&#8217;anno fino a qui trascorso. </span><span style="font-weight: 400;">Negli ultimi mesi, partecipando a vari tavoli di confronto tra Biella, Vercelli e Ivrea e dialogando con il mio network professionale, mi sono confrontata su alcuni temi divenuti progressivamente sempre più urgenti nel mondo del lavoro: <strong>la carenza di manodopera e competenze</strong></span><b> unite alla perdita di senso e motivazione al lavoro</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Temi che nelle titolazioni dei media assumono, ormai da anni, </span><b>una forma di trend acchiappalike</b><span style="font-weight: 400;">, senza analizzare davvero </span><b>le cause chiave.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Proprio negli scorsi giorni, un titolo di attualità locale, riporta lo stralcio di un&#8217;intervista al presidente della Confederazione Nazionale Artigiani (CNA) di Biella, Gionata Pirali: </span><b>&#8220;Da dieci anni cerca un apprendista muratore: e non lo ha ancora trovato&#8221;.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Lavorando quotidianamente su questi temi, è evidente la necessità di </span><b>approfondire le motivazioni</b><span style="font-weight: 400;"> dietro la carenza di personale e competenze e la scarsa motivazione al lavoro tra i giovani. Il mondo datoriale ne ha preso atto, ma forse non compreso appieno. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo di fronte a un cambiamento di mentalità verso il lavoro che richiede un&#8217;analisi approfondita per </span><b>trovare soluzioni concrete</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<h2>Le cause chiave della carenza di manodopera e competenze</h2>
<h4><span style="font-weight: 400;"><strong>Il calo demografico</strong></span></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Entro il 2040, si prevede una riduzione di 3 milioni di lavoratori nel mercato del lavoro italiano. Questo calo è dovuto principalmente all&#8217;uscita dei baby boomer (nati tra il 1946 e il 1964) e al rallentamento della natalità. <strong>Le generazioni successive, meno numerose, non riescono a colmare questo vuoto</strong>. </span>Per anni, le persone prossime alla pensione sono state messe da parte per mancanza di competenze digitali. Questo ha impedito loro di trasmettere conoscenze pratiche e verticali alle giovani generazioni. <strong>Affiancamento, mentorship e trasferimento di competenze </strong>sono cruciali in settori come il tessile e l’artigianato, dove l’esperienza sul campo è fondamentale</p>
<h4><span style="font-weight: 400;"><strong>Disallineamento scuola-lavoro</strong></span></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Il sistema educativo italiano è inefficace nella preparazione al lavoro. C&#8217;è un evidente <strong>disallineamento tra formazione e mercato del lavoro</strong>, e i sistemi di orientamento non indirizzano adeguatamente i giovani verso percorsi qualificanti. La collaborazione scuola-lavoro è spesso più uno slogan che una realtà.</span></p>
<h4><strong>I NEET (Not in Education, Employment, or Training) sono in crescita</strong></h4>
<p>Il 40% delle ricerche di personale non va a buon fine a causa dell&#8217;elevato numero di NEET, che rappresentano una parte significativa della popolazione giovanile. Questo <strong>circolo vizioso</strong> inizia dall&#8217;<strong>educazione scolastica e familiare</strong> e prosegue con il <strong>mancato dialogo tra scuola e lavoro</strong>.</p>
<h4><strong>L’esodo di talenti ha numeri importanti</strong></h4>
<p>Circa 140.000 persone lasciano l&#8217;Italia ogni anno, e il 70% di queste sono giovani laureati in economia, medicina e ingegneria. Regioni come Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto e Sicilia sono particolarmente colpite. <strong>Le associazioni di categoria dovrebbero promuovere politiche per attrarre e mantenere i giovani con incentivi fiscali, opportunità di carriera e miglioramento delle condizioni di lavoro</strong>.</p>
<h4><strong>Immigrazione, riqualificazione, integrazione</strong></h4>
<p>L&#8217;Italia accoglie circa 5 milioni di immigrati, ma i canali di reclutamento, riqualificazione e integrazione non sono sufficientemente sviluppati. <strong>L&#8217;immigrazione potrebbe essere una risorsa, ma richiede politiche adeguate</strong>. Rafforzare i programmi di riqualificazione e integrazione per gli immigrati potrebbe colmare le lacune nel mercato del lavoro e rendere il sistema più inclusivo.</p>
<h4><strong>La frammentazione dei contratti di lavoro e il precariato </strong></h4>
<p><strong>Le nuove generazioni sono portate a non proiettare a lungo termine le proprie aspettative sul futuro</strong>. La mancanza di stabilità ha fatto perdere <b>senso e motivazione al lavoro.</b> Il concetto di affidamento reciproco tra datore di lavoro e dipendente è in crisi: le persone non investono in progettualità a lungo termine e le aziende non possono offrire stabilità.</p>
<h2>La situazione paradossale nella carenza di manodopera e competenze</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">La situazione fino a qui descritta è evidentemente paradossale: la mancanza di certezze sul lungo periodo rende vano l&#8217;impegno per raggiungere obiettivi lavorativi significativi, portando i giovani a non preoccuparsi di costruire un futuro stabile con l’impegno e il sacrificio di un tempo, mentre le fasce di popolazione più debole cadono in un vortice di disimpegno e mancanza di obiettivi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E’ inoltre evidente a chi si occupa di recruiting che la carenza di manodopera e competenze si manifesta anche attraverso <strong>la tendenza al rifiuto di lavori che non garantiscono un equilibrio tra vita lavorativa e personale, orari lavorativi flessibili e la coerenza con il proprio sistema valoriale.</strong> Da questo sentire è nato il mito della felicità al lavoro, una ricerca diventata ormai chimerica, col rischio di perdere di vista il senso più profondo legato alla crescita e all’apprendimento, al contributo del singolo alla società, a favore di un welfare fatto di voucher o dell’ultimo dei corsi di yoga.</span></p>
<blockquote>
<h4><b>Il benessere al lavoro è altra cosa: sa di valori solidi, di autorealizzazione, di investimento reciproco sul lungo termine, oggi non sempre garantito per la volatilità dei mercati</b><span style="font-weight: 400;">.</span></h4>
</blockquote>
<h2>Una visione a lungo termine</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Dunque, nello scenario appena descritto, in quale direzione cercare delle soluzioni per una visione a lungo termine e contrastare la carenza di manodopera e competenze? </span><b>Come recuperare persone, competenze e senso di autorealizzazione al lavoro</b><span style="font-weight: 400;">?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per rispondere, pongo alcune domande:</span></p>
<ol>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Quale attrattiva possono avere tre o più anni di apprendistato per l&#8217;acquisizione di una professione, soprattutto se le implicazioni, gli sbocchi e gli sviluppi di tale professione non sono ben conosciuti o, peggio ancora, influenzati da stereotipi e bias del sentito dire?</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Che attrattiva possono mettere in campo le imprese per trattenere i giovani che altrimenti andrebbero all’estero?</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">Come qualificare la forza lavoro proveniente dall’immigrazione, affinché non si disperda nel lavoro in nero e si possa efficacemente integrare nella nostra società?</span></li>
</ol>
<p><span style="font-weight: 400;">La risposta non è univoca e richiede </span><b>una riflessione approfondita da parte di ogni comunità territoriale e organizzativa, sia pubblica che privata</b><span style="font-weight: 400;">. È fondamentale creare un ecosistema virtuoso che integri la società civile, le imprese e il sistema educativo. Solo attraverso una collaborazione sinergica e una visione condivisa sarà possibile affrontare le complessità del mercato del lavoro attuale e costruire un futuro sostenibile e prospero.</span></p>
<h4><b>Investire in formazione, stipendi competitivi, percorsi di carriera chiari e promuovere una cultura aziendale inclusiva e meritocratica non è solo una questione di risorse economiche, ma anche di volontà politica e sociale. È una sfida che richiede impegno, lungimiranza e la capacità di vedere oltre le difficoltà immediate</b><span style="font-weight: 400;">.</span></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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